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Da dove veniamo?
Da dove viene la nostra “civiltà occidentale“?
Sono tanti anni che non si parla di argomenti centrali per l’esistenza degli umani: la libertà, la morale, l’etica pubblica. Argomenti che, grazie a questa gestione della pandemia, sono tornati alla ribalta.
Bene.
Molto bene.
Quindi da dove veniamo?
In particolare da dove viene la nostra giurisprudenza? Da dove viene la nostra “civiltà occidentale”?

Da Atene a Roma

Noi europei siamo figli dell’antica Grecia, dell’antica Roma (il mondo “classico”) e… del Cristianesimo.
Il mondo classico era un mondo classista, in cui, tranne alcuni casi particolari, si nasceva in una certa classe sociale e lì si restava per tutta la vita. In altre parole gli uomini non erano considerati tutti uguali e non avevano uguali opportunità.
Tuttavia proprio un tale mondo produce una tradizione giuridica importantissima che è alla base della giurisprudenza attuale. In epoca antica vengono messi in evidenza due princìpi:
  1. Prìnceps lègibus solùtus, ossia l’imperatore era considerato al di sopra di tutte le leggi (dal momento che egli stesso ne era l’artefice) e poteva decidere della vita e della morte dei propri sudditi. In questo consisteva, in pratica, il potere di “imperio” dei magistrati romani che poi, in epoca imperiale, passa agli imperatori e che è simboleggiato dal noto “fascio littorio” composto da verghe (per punire corporalmente) e dall’ascia (per infliggere la pena di morte);
  2. La definizione di “diritto”, data da molti giuristi romani, definito come “l’arte del buono e dell’equo” e del non nuocere a nessuno (la mia libertà finisce dove comincia quella degli altri e viceversa) e di riconoscere a ciascuno il suo (quindi il riconoscere la proprietà privata).
Sono due princìpi in parte contrastanti: uno assolutistico e uno liberale, che, proprio da tale contrasto, hanno creato una solida base giuridica.

Il Cristianesimo

Su questa dicotomia si innesta la religione cristiana che rappresenta una rivoluzione per il mondo antico perché ha come principio fondante “l’uguaglianza di tutti gli uomini”. Un principio dirompente rispetto al pensiero del mondo classico. Se siamo tutti uguali, se Dio ci ha fatti uguali, allora dovremmo avere tutti le medesime opportunità, ma ciò contrasta frontalmente con la società classista romana.
L’uguaglianza, introdotta dal cristianesimo, è, ancora oggi, alla base di tutte le Costituzioni e delle Carte fondamentali di tutto il mondo occidentale.
Una volta dissolto l’impero romano, è arrivato il Medioevo.

Il Medioevo

In questo periodo l’ordinamento giuridico è sostanzialmente basato sul pensiero cristiano, infatti ci ritroviamo gli imperatori incoronati dal Papa. In altre parole viene rotto il principio del “Prìnceps lègibus solùtus” perché l’imperatore non ha più il potere di vita e di morte sui propri sudditi e non è più al di sopra delle leggi: anche l’imperatore deve sottostare alle leggi naturali, il “diritto divino”. È la Chiesa che esercita una sorta di “controllo morale” sulle azioni dei monarchi. Uccidere vìola uno dei Comandamenti di Dio e così molte altre azioni, fino a quel momento concesse, vengono messe sotto una sorta di “vincolo morale” che, se non rispettato, porta alla famosa “scomunica”.
È chiaro che tutti questi vincoli stavano stretti ai Re che hanno sempre cercato di svincolarsi da tale morsa. Questo conflitto ha caratterizzato tutto il Medioevo in cui si sono scontrati il potere temporale con quello “divino”.
Un tale contrasto si rompe con la rivoluzione protestante in cui lo status quo di una persona è considerato come effetto di una volontà divina e non come merito del singolo. Si uccide quindi la responsabilità del singolo e si depone tutto il “libero arbitrio” nelle mani di Dio. Il protestantesimo, di fatto, apre la strada verso gli Stati assoluti di cui facciamo parte noi oggi che ha un “inizio” con la pace di Vestfalia del 1648. Lì inizia la Stato moderno.

Lo stato moderno

La religione è determinata dal Re o dal Monarca il quale ha a disposizione una struttura burocratica che inizia e “fare regole”, scrivere le leggi.
Molto presto però la classi dominanti si accorgono di non avere più bisogno del Re e neanche di Dio per “controllare” la popolazione. Si arriva quindi alle rivoluzioni del ‘700 e dell’800 in cui nascono le moderne democrazie che ereditano dal Medioevo la burocrazia e il potere di controllo sui cittadini, ma che, invece di giustificare le proprie azioni con la “volontà di Dio”, lo fanno attraverso un’altra idea altrettanto astratta che è quella della “volontà del popolo“.

I giorni nostri

E siamo ad oggi.
Oggi “il potere appartiene al popolo” che lo esercita attraverso le urne e i propri rappresentanti usciti dalle urne.
Illusione.
Illusione che, in Italia, ha funzionato 30 anni, forse. Ossia dal 1950 al 1980.
Dopo quel fantastico trentennio ci siamo ritrovati a non eleggere più “i nostri rappresentanti” che, quindi, non essendo da noi eletti, ma nominati da non si comprende bene chi, non esercitano più il potere “in nome del Popolo”, ma sempre nel nome del solito “non si sa bene chi”.
Tale situazione è andata sempre peggiorando, complice un popolo distratto dall’accumulare inutili oggetti (case, macchine, telefoni et similia) e lontano dall’impegno costante e oneroso del mantenere alta l’attenzione verso le leggi elettorali, i governanti e le loro azioni (ci ricordiamo tutti i famosi discorsi sui “pieni poteri” tanto in voga tra i nostri politici negli ultimi anni). Del resto è stato molto comodo nascondersi dietro un “esiste la Costituzione che ci tutela e impedisce ai governanti di legiferare a sproposito”.
Peccato che la Costituzione sia conosciuta dal 10% della popolazione e che il “Diritto Costituzionale” sia lentamente e scientemente scomparso da tutte le scuole d’Italia! Quanto qui scritto è conosciuto da non più di un italiano su 10. Come può, dunque, un popolo ignorante porre attenzione a tali eventi?
E la domanda successiva diventa: oggi chi esegue un controllo morale sulle Leggi promulgate dal governo???
Qualcuno potrebbe rispondere: lo fanno il Presidente della Repubblica (che deve firmare una Legge, in mancanza della sua firma la Legge torna alle Camere per essere modificata), lo fanno i Magistrati, i Giudici ordinari e i Giudici della Corte Costituzionale. Ma costoro non sono tenuti a effettuare un “controllo morale”. Tali Organi espletano esclusivamente un “controllo formale”, ossia controllano che la Legge sia formalmente aderente a determinate regole. Tuttavia ben sappiamo che una Legge “formalmente valida” potrebbe essere moralmente inaccettabile. Lo abbiamo sancito nel famoso processo di Norimberga in cui, sebbene i gerarchi nazisti abbiamo seguito Leggi e norme formalmente corrette, rispettando tali Leggi e norme hanno eseguito azioni moralmente abominevoli. Pertanto, sebbene sia stato riconosciuto che costoro hanno agito secondo legge è stato altresì sancito che una Legge moralmente bieca (o peggio) NON DEVE essere applicata e, se lo fai, sarai condannato per questo.
Stiamo parlando della lotta tra giuspositivismo (una Legge deve essere formalmente corretta affinché sia promulgata, leggasi Bobbio) e giusnaturalismo (una Legge formalmente corretta che però vìola princìpi morali superiori non può essere promulgata né rispettata).
Oggi stiamo vedendo gli effetti nefasti di tutti questi secoli.
Carl Schmitt (il giurista nazista di Hitler) aveva ragione: “chi detiene il potere è chi detiene il potere di emergenza”.
Abbiamo chiaro il quadro: il nostro Governo si arroga dei poteri indipendentemente dal fatto che ciò sia lecito e nessun “potere di controllo” sta intervenendo. Molti Giudici, da Reggio Emilia a Pisa, hanno demolito giuridicamente tutto l’operato dei governi da marzo 2020 ad oggi, ma il governo ignora beatamente tutto ciò come se le sentenze avverse dei Giudici (e quindi il famoso controllo sull’operato del Governo) fossero inesistenti.
Stanno distruggendo l’equità sociale, stanno distruggendo i diritti umani, stanno cancellando l’economia di una nazione, stanno annientando 3000 anni di storia…
E noi?
Noi davvero pensiamo che stando chiusi in casa, facendoci il vaccino, esibendo il “marchio verde” possiamo recuperare l’integrità morale delle azioni dei nostri Governi?
La storia ci giudicherà.
Su questo aveva ragione il Primo Ministro Conte.
alessandro stella

Di Alessandro Stella

Dottore magistrale in Informatica, docente presso le scuole superiori fino a quando non gli è stato proposto il noto ricatto: "o ti vaccini o te ne vai". Se ne è andato.

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