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L’argomento è “casa mia”, ma è molto complesso e meriterebbe una rubrica intera con decine di articoli e spiegazioni. In questo piccolo articolo mi farò però aiutare da una ricerca realizzata e pubblicata nel 2018 dal professor Douglas C. Schmidt, professore di informatica alla Vanderbilt University. Dal 2018 le cose sono peggiorate, nonostante leggi sulla privacy e normative anonimizzanti. Tutte robe inutili.

Nella sua ricerca, il professore Schmidt cataloga la quantità di dati che Google raccoglie sui consumatori e le loro abitudini più personali in tutti i suoi prodotti e come questi dati vengono collegati insieme. Naturalmente non è soltanto Google a raccogliere dati su di noi. Meta (Facebook, WhatsApp, ecc.), Twitter e compagnia cantante non sono da meno. Ma questo sarà argomento di ulteriori articoli.
Il tutto ha un unico fine: controllare la popolazione.
Come?
Facile. Se io ti studio in modo sufficientemente approfondito, conosco tutte le tue debolezze e le tue indecisioni. Per esempio, se sei indeciso su chi votare e io sono pagato da Pippo per fare in modo che venga votato, posso farti vedere tutti i motivi per cui è giusto votare Pippo, andando a toccare tutti gli argomenti politici su cui sei indeciso e mostrandoti come Pippo risponda meglio alle tue esigenze… Tu voterai Pippo convinto di “esserti informato e aver deciso liberamente”. Illuso!
Un controllo che, in questi anni di “pandemia”, è diventato molto più invadente perché legato ad un pass che indica la tua situazione sanitaria e ti impedisce di lavorare, prendere un volo, prendere un mezzo pubblico… Un pass che, a regime, indicherà allo Stato ogni tuo movimento, con o senza la tua autorizzazione.
Abbiamo già trattato, a maggio, ciò che sarebbe avvenuto. Piano, piano gli eventi ci stanno conducendo dove detto in quell’articolo: https://covid19.alessandrostella.it/cibo-ed-energia-a-prezzo-doro/.

Ma torniamo alla ricerca di questo articolo.
I risultati chiave della ricerca del professor Schmidt mostrano come:

  • Un telefono Android fermo e inattivo (con il browser Chrome attivo in background) ha comunicato le informazioni sulla posizione a Google 340 volte nell’arco di 24 ore, con una media di 14 comunicazioni dati all’ora. In effetti, le informazioni sulla posizione costituivano il 35% di tutti i campioni di dati inviati a Google.
  • A scopo di confronto, un esperimento simile ha rilevato che su un dispositivo iOS con Safari, ma non Chrome, Google non poteva raccogliere dati apprezzabili a meno che un utente non stesse interagendo con il dispositivo. Inoltre, un telefono Android inattivo con il browser Chrome invia a Google quasi cinquanta volte più richieste di dati all’ora di un telefono iOS inattivo con Safari.
  • Un dispositivo Android inattivo comunica con Google quasi 10 volte più frequentemente di quanto un dispositivo Apple comunica con i server Apple. Questi risultati hanno evidenziato il fatto che le piattaforme Android e Chrome sono veicoli critici per la raccolta dei dati di Google. Anche in questo caso, questi esperimenti sono stati condotti su telefoni fermi, in stand-by, senza interazioni con l’utente. Se utilizzi effettivamente il telefono, la raccolta di informazioni aumenta con Google.
  • Google ha la possibilità di associare i dati anonimi raccolti attraverso mezzi passivi con le informazioni personali dell’utente. Google realizza questa associazione in gran parte attraverso tecnologie pubblicitarie, molte delle quali controllate da Google. Gli identificatori pubblicitari, che sono presumibilmente “anonimi” (???) e raccolgono dati sull’attività su app e visite a pagine Web di terze parti, possono essere associati alla vera identità di Google di un utente tramite il passaggio di informazioni di identificazione a livello di dispositivo ai server di Google tramite un dispositivo Android.
  • Allo stesso modo, l’ID cookie DoubleClick, che tiene traccia dell’attività di un utente sulle pagine Web di terze parti, è un altro identificatore presumibilmente “anonimo” che Google può associare all’account Google di un utente. Funziona quando un utente accede a un’applicazione Google nello stesso browser in cui è stato effettuato l’accesso a una pagina Web di terze parti in precedenza.
  • La maggior parte della raccolta di dati di Google avviene quando un utente non è direttamente coinvolto con nessuno dei suoi prodotti. L’entità di tale raccolta è significativa, soprattutto sui dispositivi mobili Android, probabilmente l’accessorio personale più popolare, trasportato 24 ore su 24, 7 giorni su 7 da oltre 2 miliardi di persone.

La ricerca è liberamente scaricabile dal seguente link:
https://digitalcontentnext.org/wp-content/uploads/2018/08/DCN-Google-Data-Collection-Paper.pdf

alessandro stella

Di Alessandro Stella

Dottore magistrale in Informatica, docente presso le scuole superiori fino a quando non gli è stato proposto il noto ricatto: "o ti vaccini o te ne vai". Se ne è andato.

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